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Vince Vendola, perde D’Alema

lunedì 25 gennaio 2010.
 

di Piero Ricca

Tre voti su quattro sono per lui. Gli stessi simpatizzanti del Pd in buona parte hanno votato per lui. Forte di questa netta legittimazione preliminare, ora dovrà vedersela con il candidato della destra (ad oggi ancora ignoto) e, malgrado gli errori che pure, con la sua giunta, ha commesso in questi anni, se la giocherà in modo competitivo, chiunque avrà di fronte. La storia del successo di Vendola è una lezione per tutti. Com’è noto, in Puglia l’apparato voleva imporre il candidato Emiliano, Il quale ha dato una buona prova come amministratore e però esigeva un trattamento particolare: in caso di sconfitta non avrebbe dovuto dimettersi da sindaco di Bari, mediante apposita leggina di favore. Vendola non ha accettato di farsi da parte. Ha avuto fiducia nelle proprie ragioni, ha saputo parlare con chiarezza alla società pugliese, saltando le mediazioni e infischiandosene delle solite tiritere dei “moderati”. Sostenuto da molti, ha chiesto e in extremis ottenuto le elezioni primarie contro Boccia, il prescelto da D’Alema. Dopo una breve campagna elettorale, la mobilitazione spontanea a favore del presidente uscente ha avuto ragione della candidatura calata dall’alto. Non si vince solo con il cuore, era lo slogan dell’avversario, già sconfitto cinque anni fa. Non basta dire no ed è inutile galvanizzare troppo chi sta già dalla nostra parte, ripete spesso l’astuto D’Alema, il quale - quando si può scegliere una vera alternativa - per lo più perde, senza nemmeno scaldare i cuori. Sul piano del metodo, qui sta il punto: se il meccanismo selettivo si apre alla partecipazione, rientrano in circolo le energie sociali più vive, gli apparati rischiano sconfitte brucianti, il cambiamento ridiventa possibile!

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